I più alti ideali di Vespasiano “incarnati” in una statua
Dea della sapienza e della “guerra giusta”, non poteva che essere Minerva a rappresentare lo spirito di una città ideale. Per questo essa diventa patrona di Sabbioneta e sorveglia dall’alto la città e i suoi cittadini.
È un monumento costituito da elementi di epoche diverse: una colonna in marmo in stile ionico con base e capitello in bronzo risalenti alla fine del ‘500 sormontati da una statua in marmo bianco di epoca romana.
La sua posizione originaria era lungo l’antica strada Giulia, dove viene eretta nel 1584. In questo luogo si incrociano Decumano e Cardo, le vie principali della città, una posizione centrale, dove la dea Minerva diventa cardine di Sabbioneta stessa.
Nel 1931 viene spostata e ricollocata nel centro di Piazza d’Armi, con lo sguardo rivolto verso Palazzo Giardino. Oggi Minerva guarda nuovamente verso il centro della città, recuperando la sua funzione originaria di protettrice di Sabbioneta.
Rapita o regolarmente acquistata? La leggenda vuole che la statua fosse stata parte del bottino razziato da Luigi Rodomonte, padre di Vespasiano, durante il sacco di Roma del 1527. In realtà la pregevole statua di età tardo adrianea (II sec. d. C), viene acquistata da Vespasiano sul mercato antiquario per la sua collezione di marmi antichi. Vista la difficoltà di smontaggio e trasporto, alla statua è risparmiata la traslazione a Mantova che molti altri elementi antichi devono subire nel 1773/74.
