La città ideale

Fin dall’antichità l’uomo ha dato un’importanza simbolica ed un senso estetico al luogo in cui ha abitato. Le epoche greca e romana, attraverso i canoni di bellezza e di armonia, hanno identificato la città come espressione reale dei trattati filosofici e artistici teorizzati nei diversi campi. Ne sono un esempio le città di Thurii fondata da Pericle e l’etrusca Marzabotto.

Nel Medioevo, in particolar modo nella cosiddetta età comunale, la città costituiva la rappresentazione delle volontà della Signoria e della famiglie che la governavano dividendo lo spazio urbano in luoghi simbolici e funzionali di rappresentanza, difesa, residenza e spettacolo. Le mura costituivano l’elemento che separa l’ordine dal caos, che protegge i cittadini e permette di svolgere le loro attività.

Nell’Umanesimo la riscoperta dei valori dell’antichità e la teorizzazione della prospettiva hanno dato un nuovo impulso alle città avviando un processo di confronto con le città ideali del passato, su tutte Roma e Atene. Filosofi e architetti hanno teorizzato la città ideale dapprima solo sulla carta (come il caso di Sforzinda dedicata al duca di Milano Francesco Sforza) e successivamente applicando regole geometriche e matematiche per costruirla.

Inoltre tra XV e XVI secolo, la tensione politica e militare che contraddistingue il territorio italiano, porta gli urbanisti e i trattatisti a formulare una nuova concezione di fortificazione che all’ideale estetico abbina quello militare e difensivo.

Dal Quattrocento, per allinearsi ai modelli e ai principi dell’antichità, si assiste alla progettazione di due tipologie di città: la riorganizzazione del precedente tessuto medievale (trasformazione) e la realizzazione ex novo (fondazione). Tali interventi possono essere puntuali come il Palazzo di Urbino e la piazza di Pienza oppure estendersi ad un’intera parte della città come Ferrara.

 


Pianta di Piazza Pio II, Pienza

 


Pianta di Ferrara

I Signori delle diverse Corti ne commissionano la progettazione ad architetti, artisti e urbanisti più rappresentativi come Bernardo Rossellino, Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini, Leon Battista Alberti e Biagio Rossetti.

Anche Mantova, governata dai Gonzaga, si inserisce in questo processo di confronto con la città ideale e di rielaborazione dei valori classici. I Gonzaga della linea principale mirarono soprattutto a regolarizzare le forme e ad arricchire l’aspetto già monumentale della città medievale. Mentre i Gonzaga dei rami cadetti attuarono una politica diversa tesa a realizzare una città di fondazione, moderna e difesa. E’ il caso di Sabbioneta e Guastalla dove Vespasiano e Ferrante Gonzaga applicarono i principi della città ideale ad un contesto di minori dimensioni e prestigio rispetto a Mantova e tuttavia promotori di nuove città-stato in grado di competere e relazionarsi con le maggiori potenze europee.

L’unica eccezione al costruire in città è rappresentata dal duca Vincenzo I Gonzaga che fonda nel 1595 la città-stato di Casale Monferrato. Costruita secondo i principi della città ideale fortificata, Casale sarà soprattutto un avamposto militare al centro dei contrasti politici tra Spagna e Francia. Verrà demolita in soli due mesi nel 1695.

 


Pianta di Casale

Allo stesso modo Carlo I Gonzaga di Nevers fonda una città e le attribuisce il suo nome: Charleville

Guastalla e Charleville rappresentano i principi della città ideale perché declinano in modo reale i concetti teorici, concretizzano il valore del ben vivere e innalzano la dignità del loro fondatore a figura mitica.
 


Pianta di Guastalla

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