MANTOVA EBRAICA

La comunità ebraica, la cui presenza a Mantova è documentata già dal XII secolo, ha un ruolo di primo piano nella vita economica, sociale e culturale della città. L’insediamento viene favorito dai Gonzaga, che attraverso una politica di generose concessioni assecondano l’espansione della comunità. Dalla seconda metà del Trecento, famiglie di prestatori e, successivamente, di artigiani e commercianti sono attive sul territorio, favorendo lo sviluppo del commercio e delle attività private. Nel Cinquecento, nonostante l’ostilità popolare e la predicazione antigiudaica, la Mantova Ebraica è viva e fiorente e la comunità costituisce il 5% dei cittadini. Le abitazioni si concentrano principalmente nel quartiere di San Pietro, ma si annoverano dimore lussuose anche in altre contrade. Questa situazione di prosperità si protrae fino alla fine del Cinquecento, finché, nel 1610, le pressioni del Papa non diventano così forti da indurre Vincenzo I Gonzaga a istituire il ghetto e ad adottare misure restrittive e persecutorie. Fortunatamente con l’avvento di Maria Teresa d’Austria gli ebrei tornano in possesso di molti dei loro diritti, ma è con l’arrivo dei francesi che saranno abbattute le porte del ghetto e rimosse le ultime interdizioni. Nel XIX secolo, gli ebrei di Mantova conoscono un’integrazione crescente e un’ascesa economica, tuttavia, molte famiglie ebree si trasferiscono da Mantova a Milano, attratte dalle maggiori opportunità economiche. Alla fine dell’Ottocento e nel Novecento, la comunità continua a diminuire, subendo un drammatico crollo durante l’Olocausto. Ricordiamo il contributo degli ebrei al teatro e alla musica mantovani, con Leone De’ Sommi e Salomone Rossi; alla medicina, grazie ai medici della famiglia Portaleone; e alla cultura tipografica, con Abraham Conat, la cui tipografia è la prima in Italia a stampare in caratteri ebraici.

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