Mantova era una vera città d’acqua, attraversata da una rete di approdi che collegavano quartieri, mercati, monasteri e aree produttive.
I porti, distribuiti lungo il sistema lacustre e il Rio, costituivano il punto di incontro tra il territorio rurale, le manifatture e il tessuto urbano. Attraverso di essi transitavano materie prime, prodotti agricoli e manufatti destinati ai mercati locali e ai commerci a lunga distanza. La città si configurava quindi come un organismo complesso, in cui produzione, trasformazione e distribuzione delle merci erano strettamente integrate. Oggi gran parte di questi porti è scomparsa, ma per secoli hanno rappresentato nodi essenziali della vita urbana e commerciale.
Vanno ricordati in modo particolare: Porto dell’Ancona, detto anche di Sant’Agnese, occupava un’insenatura naturale del lago di Mezzo nell’area dell’attuale piazza Virgiliana. Costituiva uno degli approdi più importanti della città fino alla sua scomparsa alla fine del Settecento; Porto Catena era il principale scalo cittadino. Situato alla foce del Rio, prendeva il nome dalla catena che ne controllava l’accesso. Per secoli fu uno dei più importanti porti interni dell’Italia settentrionale e oggi continua a testimoniare il profondo legame tra Mantova e le sue vie d’acqua.
Parco Periurbano



