Teatro all’Antica

La grandezza di Roma va in scena

Commissionato da Vespasiano Gonzaga all’architetto Vincenzo Scamozzi, allievo del Palladio, il Teatro all’Antica scrive un capitolo importante nella storia del teatro italiano ed europeo, in quanto può considerarsi uno tra i primi esempi di teatro stabile dell’età moderna.

Il teatro, inaugurato nel 1590, è arricchito da uno spettacolare loggiato Corinzio sulla cui sommità spiccano le statue in stucco di Ercole, Minerva, Nettuno, Bacco, Diana, Apollo, Mercurio, Venere, Marte, Efesto, Era e Giove. 

La loggia è il luogo dell’epifania del principe (manifestazione della divinità in forma visibile), per questo, la parete dipinta sullo sfondo ritrae Vespasiano Gonzaga Colonna investito della carica di nuovo imperatore, posto tra i Cesari che lo circondano.

Un Teatro all’Antica, costruito secondo criteri moderni.

Scamozzi costruisce il Teatro all’Antica dotandolo di camerini per gli artisti e di foyer, di una gradinata destinata alla nobiltà sovrastata da una loggia per le gentildonne, e di una scena fissa formata da una prospettiva di edifici, costruiti in legno dipinto.

Tra una rappresentazione e l’altra, la vera protagonista è Roma

Sulle pareti laterali del Teatro all’Antica, in corrispondenza dell’orchestra, campeggiano due vedute di Roma: a sinistra, guardando la scena, è rappresentata la piazza del Campidoglio, mentre di fronte è riconoscibile la Mole Adrianea con il ponte di Castel Sant’Angelo. Sopra l’arco del Campidoglio ritroviamo la scritta: QVANTVM ROM(ae) (extat) A RVINA D(icatum), (Quanto grande sia stata Roma, la stessa [sua] rovina [lo] insegna). La stessa che si ripete per ben quattro volte anche sulla cornice esterna dell’edificio, a voler rimarcare che l’Urbe è il costante modello di riferimento di Vespasiano Gonzaga. 

Nelle nicchie alle estremità del colonnato si riconoscono, a destra i busti degli imperatori Augusto e Traiano, a sinistra Alessandro Magno, il più grande condottiero dell’antichità, posto a celebrare le virtù guerriere del duca di Sabbioneta.

Il busto di Cibele inserito in una delle nicchie è collocato in quanto divinità protettrice delle città fortificate, ma anche personificazione di Sabbioneta: un gioco intellettuale tipico del tardo Manierismo.

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