Non c’è nulla di meglio di una passeggiata lungo il lago di Mezzo per cogliere l’identità di Mantova e per comprendere la sua conformazione e il suo stretto legame con l’acqua. Giungendo ai “Giardini delle vittime delle foibe” ci si imbatte in una scultura che riproduce la mappa di Mantova nel Seicento. Quest’area pianeggiante, che comprende anche Piazza Sordello, emergeva un tempo dal fiume ed era circondata da estese paludi. Per queste caratteristiche strategicamente adatte alla difesa e alla sopravvivenza, questa zona viene scelta dagli Etruschi prima, e dai Romani poi, come insediamento permanente. È così che nasce Mantova, città d’acqua, il cui sviluppo non può prescindere dal rapporto con il Mincioche la circonda e l’attraversa.
In età medievale, Mantova è già troppo grande per poter essere contenuta in questo lembo di terra. Perciò, nel 1190, l’ingegnere Alberto Pitentino, con un incredibile progetto di ingegneria idraulica bonifica l’area, facendo defluire le acque in quattro laghi che trasformano la città in un’isola. Pitentino, inoltre, collega il Lago Superiore a quello Inferiore creando il Rio, un canale destinato a costituire un’importantissima risorsa per la popolazione, fino agli anni 50 del Novecento.
L’aspetto di Mantova rimane immutato fino al XVIII secolo, quando le bonifiche del porto di Sant’Agnese, oggi Piazza Virgiliana, e del Lago Paiolo, presso Palazzo Te, le conferiranno l’aspetto attuale.
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